G. Corazzol (Fitti e livelli, cit, p. 21.) ricorda che nei livelli rinnovabili "il canone non stava in nessuna relazione col valore reale del bene locato o livellato; stava in realzione soltanto con la quantità di denaro prestato." Le forti differenze di livello tra un terreno e l’altro potrebbero, anche nel nostro caso, rinviare a sistemi di prestito non dichiarati e quindi a livelli non perpetui?

Sempre Corazzol (ibidem, p. 28) segnala come, se pagato in natura, un tasso del 6% venisse, di fatto, a raddoppiarsi al 10-12% e come (p. 39) "Gli studiosi del credito rurale [...] tengono bene distinti i tassi di rendimento di un investimento dall’onere reale che grava sul debitore. Anche tassi teoricamente tenui possono avere conseguenze distruttive." Pertanto (ibidem, p. 80), un decennio in cui la redditività media è superiore, anche per solo qualche anno, al 6% può considerarsi disastroso per contadini che debbono pagare dei livelli in natura.

Nel 1792 a Venezia si praticava abitualmente, nei livelli, un tasso del 5,5% (prodotto di secolari lotte contadine per il 6%). Il che ci fa ritenere quelli praticati a Caoria mediamente in linea e aggiornati con l’andamento del mercato veneto, cui gli Onigo evidentemente si riferivano.